ultimo aggiornamento: 06/01/2009 08.22.58
Elenco dei comuni d'Italia che hanno intitolato un strada una targa una piazza una scuola un monumento a Bettino CRAXI
Per segnalazioni inviare atti e dichiarazioni stampa a: giambattista.pera[at]poste.it
VIA CRAXI
spione e latitante
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La moralità di un Paese si giudica anche da chi viene onorato con la dedica
di una via o di una piazza. I molti consensi per una targa a Bettino
Craxi a Milano denotano un Paese dai valori sempre più confusi e
contraddittori. Craxi è morto da latitante per evitare il
carcere. Nella targa cosa si dovrebbe scrivere? Bettino Craxi corruttore? Perché
questa e non altra è la verità.
Il tempo non cancella i fatti. La memoria di un Paese è importante.
I cittadini onesti sarebbero umiliati da un riconoscimento a Craxi. Si afferma
che la targa rappresenterebbe la fine di un’epoca dove la magistratura ha
comandato sulla politica. Nulla di più falso. La magistratura ha solo applicato
la legge per il cittadino Craxi che è stato riconosciuto colpevole di corruzione
e finanziamento illecito ai partiti. La targa a Craxi sarebbe un
ulteriore conferma del tramonto dei valori della giustizia dopo le leggi ad
personam e l’indulto.
Postato da Antonio Di Pietro
COMUNE STATO dell'ITER DEDICA
5 gennaio 2009 - Intervento di Marco Travaglio, tratto dal Blog di Antonio Di Pietro
Il tesoro di Craxi
Craxi, lo Statista che fece la Storia
Craxi, i terroristi e Saddam Hussein
L'On. Gerry Scotti e boom del debito pubblico
La latitanza di Craxi
Testo:
"Buongiorno a tutti.
Chi di noi ha avuto la sfortuna di essere sintonizzato su Canale 5 ieri a mezza
sera, avrà notato uno spettacolino degno della Korea di Kim Il Sung, una specie
di monumento equestre in versione televisiva a Bettino Craxi, nel nono
anniversario della sua scomparsa.
Un filmino messo insieme da alcuni suoi ex famigli e ovviamente trasmesso in
pompa magna, è il caso di dirlo, da Mediaset.
E' chiara la devozione di Mediaset al suo santo protettore: senza Craxi,
Berlusconi non sarebbe dov'è, Mediaset non sarebbe lì visto che è
sopravvissuta alle varie violazioni di legge che prima Fininvest e poi Mediaset
hanno perpetrato in barba alle normative nazionali, europee, alla Corte
Costituzionale, eccetera.
Grazie al padrinaggio di Craxi e poi al padrinaggio dello stesso Berlusconi che
poi è andato in politica a sostituirlo.
Si comprende la ragione per cui Mediaset e Fininvest e il mondo Berlusconiano
sono così affezionati allo scomparso leader pregiudicato e latitante.
La cosa interessante è che probabilmente nemmeno Mediaset si era mai ridotta
così male, si era mai abbassata e umiliata a tal punto, nella sua campagna
revisionista e negazionista di quello che è avvenuto nella storia italiana
negli ultimi quindici-vent'anni.
Si provava imbarazzo persino per Mediaset, ieri sera, nel vedere scorrere quella
specie di vita dei Santi, quella specie di agiografia di Santa Maria Goretti con
gli occhiali e il garofano.
Purtroppo, molti di quelli che hanno visto quella cosa, spero pochi grazie alle
vacanze, erano persone che hanno dimenticato, altri sono persone che non hanno
mai saputo, altri sono persone che non c'erano perché sono giovani e quindi non
hanno gli strumenti per verificare.
Forse è il caso di mettere qualche puntino sugli “i” per evitare gli
effetti collaterali di queste vere e proprie armi di distruzione di massa
intellettuale e cerebrale e della memoria collettiva, onde evitare che poi
queste radiazioni si propaghino per anni.
Meglio fermarle, meglio immunizzarsi.
Intanto era chiaro a tutti che se fosse vero quello che è stato raccontato non
si capirebbe per quale motivo questo signore è dovuto scappare dall'Italia in
fretta e furia, per sfuggire a varie sentenze di condanna e a un destino di
galera, visto che Craxi era stato condannato a dieci anni di galera.
Voi sapete com'è difficile in Italia riuscire a condannare un potente, non dico
a dieci anni ma a dieci minuti di galera.
Lui era riuscito a totalizzare dieci anni e, se non fosse morto prematuramente,
ne avrebbe totalizzati altri perché c'erano tanti altri processi per tangenti
che avevano già superato la prima fase e probabilmente Craxi se la sarebbe
cavata con una ventina d'anni di galera, visto quel poco che si era scoperto
rispetto a quello che aveva fatto.
Soprattutto, non si capirebbe per quale motivo questo statista di fama
mondiale, nei periodi di massimo fulgore, riuscisse a ottenere il 14 e qualcosa
percento dei voti.
All'epoca si votava col proporzionale. Il miglior Craxi ha ottenuto meno voti
del peggior Fini, perché voi vi rendiate conto di quanto poco gli italiani si
fossero accorti di questo tesoro che avevano in casa, incompreso.
In compenso il tesoro ce l'aveva Craxi che in Svizzera era tenutario di due
conti, il conto Constellation finanzier e il conto Northen Holding, che gli
gestiva un suo compagno di scuola, Giorgio Tradati, fiduciariamente – un
prestanome – sui quali accumulava i soldi delle tangenti che le più grandi
imprese italiane gli pagavano.
Dalla Fiat, all'Olivetti, alla Fininvest, il gruppo Ligresti, il gruppo Torno...
vari grandi costruttori, piccoli e medi.
Soldi suoi, non soldi del partito. Poi c'erano anche le tangenti per il partito
che venivano gestite su altri conti, sempre in Svizzera, da un altro gestore che
era il tesoriere del partito, l'On. Vincenzo Balzamo.
Sui soldi personali di Craxi andò poi a spazzolare tutto un barista di
Portofino che Craxi designò al posto di Tradati, quando nel 1993 temeva che Di
Pietro e il pool di Milano gli sequestrassero la roba sua.
Cioè era roba nostra però se ne era appropriato lui.
Raggio fu mandato in Svizzera: era il fidanzato della contessa Vacca Agusta ,
una vecchia amica di Craxi che abitava a Portofino, spazzolò i conti, portò
via cinquanta miliardi di lire che Craxi teneva in quel momento e scappò in
Messico, dove rimase latitante per un paio d'anni.
Una volta preso confessò e fece la lista della spesa, dimostrando che Craxi
quei soldi non li usava per il partito ma per se, e infatti i giudici poi hanno
ricostruito questa lista della spesa.
Una lista che fa un po' spavento se uno pensa alla fama che hanno costruito
intorno a questo presunto statista, che in realtà era un comune ladro, se
“ladro” ha ancora il senso che gli abbiamo dato nei vocabolari: persona che
si appropria di denaro altrui.
Si era comprato appartamenti a Barcellona, New York, La Tuille, Milano, Madonna
di Campiglio.
Si era comprato un aereo privato del valore di un milione e mezzo di dollari,
aveva regalato alla sua amica – la possiamo chiamare così – Ania Pieroni
una televisione. Non un televisore, proprio una stazione televisiva, Roma CineTV,
che pagava a botte di cento milioni al mese.
Non bastando, le pagava anche la servitù, l'autista, la colf e le acquistò –
sempre a questa ragazza dalle doti spettacolari – un hotel, l'hotel Ivanhoe, a
Roma e un appartamento.
Poi, naturalmente, c'erano gli affetti familiari: il fratello Antonio era un
signore, dev'essere anche simpatico, che si era invaghito del guru Sai Baba,
quindi pascolava per le indie al seguito del Sai Baba.
Era piuttosto squattrinato e una Craxi, coi soldi nostri, gli comprò una villa
e un'altra volta gli prestò 500 milioni di lire che non rivide mai più, tanto
non erano suoi.
C'era la cognata che si occupava di queste vicende, mi pare che si chiami Silvy.
Poi c'era il figlio Bobo, che a Milano in quel periodo sentiva un'aria poco
favorevole, e gli affittò un bel villino a Saint Tropez perché andasse anche
lui esule a svernare lontano da occhi indiscreti e malevoli.
Queste ed altre sono le destinazioni di quei soldi, ma ieri sera la parola
“tangenti” non è mai risuonata in tutta l'ora del cosiddetto documentario
perché si parlava d'altro.
Voi avete visto, a Craxi sono stati attribuiti tutti i grandi avvenimenti
dell'ultimo secolo, mancava soltanto, per motivi anagrafici, che gli
attribuissero anche la vittoria nella prima Guerra Mondiale alla battaglia di
Vittorio Veneto o alla guerra di Crimea ai tempi del Risorgimento, o un ruolo
decisivo nel Congresso di Vienna.
Ma solo perché non era nato, altrimenti l'avremmo visto spuntare anche al
Congresso di Vienna con un bel parrucchino.
In compenso gli hanno attribuito la caduta di Pinochet, il ritorno della
democrazia in Cile; la Primavera di Praga; la battaglia dell'Occidente contro i
missili dell'Unione Sovietica.
Se l'Unione Sovietica ha dovuto disarmare e poi è tracollata è stato merito di
Craxi.
Gli hanno attribuito meriti clamorosi nella vittoria di Solidarnosc in Polonia,
gli hanno attribuito addirittura la paternità di Blair.
Blair sarebbe un figlioccio di Craxi: Blair non lo sa ma è un figlioccio di
Craxi.
Gli hanno attribuito la caduta del Muro di Berlino, trionfi in tutto il mondo e
su tutto l'Orbe Terracqueo.
Addirittura, a un certo punto, si è sentito che Craxi sarebbe il padre
dell'Europa.
Noi credevamo che fossero De Gasperi, Shuman e Adenauer: no, l'Europa che ci
piace come la conosciamo ora nasce a Milano negli anni Ottanta, per merito di
Craxi.
Questo abbiamo sentito dire ieri sera: Craxi che lotta contro i militari
sudamericani, Craxi anticomunista perché l'Italia, se non lo sapevate, è stata
governata per cinquant'anni dai comunisti, tranne il periodo in cui c'è stato
Craxi.
Questa è la versione che ci hanno dato, e quando si faceva accenno alla
Democrazia Cristiana era per dire che questa stava con i comunisti.
In realtà non c'è mai stato nessun governo con ministri comunisti, mentre
dagli anni Sessanta al Novantadue tutti i governi, salvo rare eccezioni, hanno
avuto ministri democristiani e socialisti.
Si sono dimenticati di dire che questo portentoso anticomunista di Craxi
governava a Roma con i democristiani e nelle giunte locali con i comunisti.
Lui governava sempre, l'alleato cambiava a seconda di chi era a disposizione.
A Milano, per esempio, le giunte rosse erano capitanate da suo cognato
Pillitteri.
Ma anche di questo familismo amorale di Craxi, che aveva sistemato il cognato a
sindaco di Milano, il figlio al vertice del Partito Socialista milanese, una
corte di nani e ballerine non si è minimamente sentito raccontare.
E' stato elogiato Craxi perché si opponeva alla linea della fermezza, cioè
voleva trattare con le Brigate Rosse, e questo elogio arriva dagli stessi che
oggi ci dicono che bisogna avere una linea della fermezza contro il terrorismo,
quello degli altri: quando il terrorismo ci tocca allora bisogna trattare.
Questa è la loro posizione.
Ci hanno raccontato che Pertini era un grande amico di Craxi, proprio un suo
sponsor, mentre sappiamo benissimo che Pertini non sopportava Craxi e faceva
delle sfuriate incredibili, anche pubbliche, nei confronti di questo ducetto che
si comportava come se l'Italia fosse diventata una Repubblica presidenziale o,
anzi, come una Repubblica dove comanda il premier.
Ci hanno fatto vedere che Craxi fu il primo a toccare il tabù della
intoccabilità della Costituzione, come se fosse un bene predicare contro la
Costituzione del proprio Paese – una cosa che si può fare soltanto in Italia,
quello di sputare sulla propria Costituzione e di vantarsene come se fosse un
merito.
Fu il primo a denunciare la politicizzazione della magistratura: non hanno
precisato che Craxi si accorse della politicizzazione della magistratura quando
i magistrati cominciarono ad arrestare i socialisti che rubavano.
Quando presero i socialisti della giunta di Torino, giunta rossa, che rubavano.
Giunta capitanata da un galantuomo, come Diego Novelli, ma dentro c'erano anche
delle persone che si sono scoperte essere permale e che infatti Novelli
immediatamente segnalò, grazie alla denuncia di un imprenditore alla Procura
della Repubblica.
Quando i magistrati andarono a prendere un altro boss socialista, Teardo, in
Liguria, quando furono scoperti scandali che riguardavano ruberie socialiste in
tutti gli anni Ottanta; quando Beppe Grillo fu cacciato dalla Rai per avere
cominciato a dire quello che la vox populi sapeva e diceva sottovoce da tempo,
cioè che i socialisti erano diventati dei gran bei forchettoni.
Craxi, quando cominciarono a prendere i ladri di casa sua, sentendo
ovviamente avvicinare le sirene a se stesso, tuonò contro la politicizzazione
della magistratura e questo viene addotto come un suo merito, mentre in realtà
è l'inizio di una deriva devastante del potere politico che attacca il potere
giudiziario quando questo ci vede molto bene e le rare volte che faceva il suo
dovere, negli anni Ottanta.
Craxi aveva magistrati amici suoi: consulente a Palazzo Chigi, quando Craxi fu
presidente del Consiglio tra l'83 e l'87, c'era il giudice Squillante che poi si
è scoperto prendere soldi in Svizzera dagli avvocati dei suoi imputati, a
cominciare da Previti.
Squillante era il consigliere giuridico di Craxi, era una specie di attaché del
Partito Socialista nella magistratura romana dove era il vice capo dell'ufficio
istruzione e, con il nuovo codice, il capo dell'ufficio GIP.
Era quello che decideva chi si arresta e chi no, chi si rinvia a giudizio e chi
no, e infatti non rinviava a giudizio e non arrestava mai nessun socialista,
nemmeno sotto tortura, era contro i suoi princìpi.
Ma questo, naturalmente, non era un giudice politicizzato perché era un giudice
che, ad honorem, aveva la tessera del PSI, anzi la tessera col faccione di
Bettino Craxi.
Berlinguer tirò fuori la questione morale e infatti, nel documentario, viene
dipinto come un losco figuro, uno che parla di questione morale in casa
socialista è come uno che parla di corda in casa dell'impiccato, o meglio uno
che parla di manette in casa del ladro.
Ci viene raccontato che quando Berlinguer manifestava contro gli euromissili era
pagato per fare quelle manifestazioni dall'Unione Sovietica.
Ci viene raccontato l'episodio di Sigonella, che ancora purtroppo, secondo
molti, è considerato uno degli aspetti migliori della carriera politica di
Craxi perché nessuno si ricorda più come andarono le cose.
Un commando di terroristi dell'OLP, capitanati da Abu Abbas, aveva sequestrato
una nave da crociera dell'Achille Lauro in acque italiane, nel mediterraneo.
Il governo italiano, presidente del Consiglio Craxi, ministro degli esteri
Andreotti, ministro della difesa Spadolini, trattarono con il presidente
egiziano Mubarak perché si arrivasse ad una soluzione incruenta e promisero a
lui, e quindi ai palestinesi che erano in collegamento diretto con Arafat che
come al solito faceva il doppio gioco, che se se si fossero consegnati non
sarebbero stati affidati agli americani ma sarebbero stati giudicati dalla
giustizia italiana.
Questo ufficialmente venne detto, cosa fu pattuito segretamente lo possiamo
immaginare da quello che successe dopo.
Quando i terroristi, una volta consegnati, arrivarono su un aereo militare nella
base americana di Sigonella, successe che gli americani tentarono di farseli
consegnare per portarli in America e processarli.
Li volevano processare perché, contrariamente a quello che si erano impegnati a
fare, cioè una fine incruenta del sequestro, si era scoperto che questi
tagliagole dell'OLP, di Abu Abbas e dei suoi uomini, avevano assassinato un
ebreo paralitico anziano americano, che era in crociera in carrozzella, Leo
Klinghofer, e avevano lanciato il cadavere nel mare.
C'era la chiglia dell'Achille Lauro sporca del suo sangue.
Questi assassini gli americani li volevano processare nel loro Paese:
giustamente, l'Italia disse: “il delitto è avvenuto in Italia, li processiamo
noi”.
Certo, ma si sarebbe dovuto prendere questi terroristi e affidarli alla
giustizia italiana.
Invece, si presero i pesci piccoli cioè i membri del commando, ma il capo della
banda, l'ideatore del sequestro, Abu Abbas, fu caricato su un aereo dei servizi
segreti, spedito in Iugoslavia e di lì mandato in Irak, dove c'era Saddam
Hussein pronto ad accoglierlo a braccia aperte.
Il governo Craxi ha preso il capo di una banda di terroristi che hanno
sequestrato una nave e hanno assassinato un ebreo paralitico anziano in
carrozzella a sangue freddo e lo ha gentilmente consegnato a Saddam Hussein, per
evitare che venisse processato in base a un delitto commesso in Italia.
Tant'è che Abu Abbas fu condannato in contumacia all'ergastolo, ma non scontò
mai la pena ed è morto due o tre anni fa a Baghdad durante le operazioni di
guerra, peraltro per ragioni naturali.
Questo è il caso Sigonella: non è vero che Craxi difese a spada tratta la
sovranità italiana, Craxi sottrasse il capo di una banda di assassini
terroristi alla giustizia italiana per farlo scappare in Irak, dove in quel
periodo c'erano le armi di distruzione di massa perché Saddam Hussein si stava
occupando di gassare curdi e altre minoranze.
Ieri questo non ci è stato raccontato, ci è stato raccontato che fu un
capolavoro diplomatico e che anzi furono tutti contenti, che la cosa finì a
tarallucci e vino tra applausi generali.
Per fortuna c'erano gli spot, in questo vergognoso documentario, e si vedeva Gerry Scotti che annunciava qualche programma da lui presentato.
Nessuno ha raccontato che l'uomo che si vedeva negli spot, Gerry Scotti, fu
candidato al Parlamento da Craxi e fu eletto deputato.
Pensate, abbiamo avuto Gerry Scotti deputato, nessuno se lo ricorda.
E' stato uno delle più grosse conquiste ottenute da Craxi a livello politico,
insieme a candidature be più terrificanti, visto che in Parlamento c'erano nani
ballerine e diversi furfanti.
A Craxi è stata attribuita anche la crescita delle piccole e medie imprese:
faceva tutto lui, era una cosa fenomenale.
Nessuno ha ricordato che per la sua politica economica - che è stata elogiata
per tutto il documentario come se fosse un grande economista, uno che ha salvato
l'economia italiana - nei quattro anni in cui fu al governo il debito pubblico
passò da quattrocentomila miliardi a un milione di miliardi.
Cioè, è più che raddoppiato.
Il rapporto tra il debito e il Pil, fondamentale per rientrare nei parametri
europei di Maastricht, passò dal 70 al 90%.
In quattro anni un debito pubblico che era ancora abbastanza accettabile esplose
e ci portò completamente fuori.
Questo è il salvatore dell'economia italiana, lo stiamo pagando ancora adesso.
Quando voi sentite dire che abbiamo settanta miliardi di euro di interessi
sul debito e viene sempre attribuito a misteriose eredità del passato, bene il
grosso dell'eredità si chiama Craxi.
Naturalmente, nessuno ha fatto vedere i suoi rapporti affettuosi con Licio Gelli,
con Squillante, con personaggi addirittura della mala milanese.
Ci è stato detto, invece, che lui ha abbattuto l'inflazione a due cifre, ci ha
trasformati in una quinta potenza mondiale, sempre naturalmente contro i
comunisti che lavoravano nell'ombra perché erano i padroni dell'Italia,
figuratevi.
Ci è stato detto che nel 1992 il pentapartito era in grande salute, ha
ottenuto un bel cinquantadue percento dei voti e poi non si capisce cosa sia
successo perché il narratore smette di parlare e si cominciano a vedere
gazzelle della guardia di finanza, i magistrati di Mani Pulite, facce,
circostanze e titoli di giornale.
Ma non c'è nessuno che descrive quello che è successo: è ovvio, perché se
avessero dovuto descrivere quello che è successo avrebbero dovuto raccontarvi i
nomi dei conti in Svizzera, i cinquanta miliardi che c'erano dentro, le spese
private personali e familiari che faceva coi soldi che aveva rubato a noi.
La fuga per sfuggire, latitante, alle leggi del suo Paese, le condanne che nel
frattempo si accumulavano, le confessioni che tutti quelli che gli avevano dato
i soldi stavano facendo.
Alla fine ci hanno fatto sentire solo la sua versione dei fatti, cioè il suo
discorso alla camera che è un altro dei grandi fraintendimenti, delle grandi
leggende metropolitane perché ci viene raccontato come un grande discorso di
verità e di coraggio.
In realtà non ci vuole nessun coraggio, essendo protetti dall'immunità
parlamentare, ad andare in Parlamento e dire: “Signori, qui abbiamo rubato
tutti: chi pensa che non sia vero si alzi in piedi e giuri”.
Questo ha fatto lui e questo si è vantato di avere fatto in un'intervista
trasmessa in questo documentario.
Non ci vuole nessun coraggio perché non è che Craxi, alla fine di quel
discorso, visto che diceva “ho rubato anche io”, per la sua parte di furti
si è spogliato dell'immunità parlamentare e si è consegnato nella più vicina
questura o caserma dei Carabinieri o della Guardia di Finanza perché gli
mettessero le manette e lo portassero via a espiare la pena delle porcate che
aveva commesso.
No, lui diceva “abbiamo rubato tutti” perché sottintendeva “quindi ci
salviamo tutti, con una bella legge salvaladri”.
Questo era il discorso di Bettino Craxi.
Indipendentemente dal fatto che avessero rubato tanti altri - e infatti ne hanno
presi tanti altri di sinistra, di centro, di destra; Mani Pulite sapete che ha
preso di tutto, comunisti, persino un missino, democristiani, repubblicani,
liberali – tu sai quello che hai fatto, l'hai appena detto, vai e paghi.
Questo non è avvenuto e non c'è niente di coraggioso in quello che ha fatto.
Quello era un ricatto, era un discorso ricattatorio e se c'è qualunquismo in
Italia, se si dice nei bar che è tutto un magna magna, che rubano tutti, che
sono tutti uguali, è colpa di discorsi come quelli.
E' colpa di chi va in Parlamento e dice che rubano tutti.
Quando dici “qua rubano tutti” autorizzi la gente a pensare che sono
tutti uguali.
Voi potete pensare che i mille parlamentari che c'erano in quel momento tra
Camera e Senato rubassero tutti? Evidentemente no, c'erano un sacco di persone
perbene.
Semplicemente non potevano giurare sull'onestà di tutto il resto del loro
partito, ma dato che la responsabilità penale è personale, su Craxi e su tanti
altri si sono trovate le prove perché c'erano ma magari su altri non si sono
trovate perché le hanno nascoste, su altri ancora non si sono trovate perché
non c'erano.
E' quello che porta al qualunquismo, ed è strano che un uomo che con quel
discorso e con le sue ruberie ha distrutto il più antico e glorioso partito
cento anni dopo la sua nascita - perché il Partito Socialista è stato il primo
partito italiano e Craxi lo ha distrutto, non i giudici, come Moggi ha portato
la Juventus in serie B e non i magistrati – non venga ricordato come il
distruttore del Partito Socialista.
Dopo che la gente ci era morta per costruirlo e per ricostruirlo durante la
Resistenza, la gente ci aveva speso, dal più umile dei militanti ai grandi
leader come Pertini, Nenni, Riccardo Lombardi, Turati.
Perché continuano a beatificare proprio quello che lo ha distrutto, portandolo
nel fango e nello sterco?
Perché certi favori poi si pagano anche postumi: invece di raccontarci le
tangenti, le valigette, i soldi, ci hanno raccontato la giustizia politica, la
giustizia a orologeria, i suicidi in carcere.
Sappiate che per Mani Pulite non si è suicidato nemmeno un imputato. Quando
dico nemmeno uno, vuol dire nemmeno uno: zero sono i suicidi in carcere
dell'inchiesta Mani Pulite.
Abbiamo sentito parlare di golpe.
A un certo punto Craxi fa un parallelo tra l'inchiesta Mani Pulite e le bombe
che la mafia sta mettendo in quel momento.
Di Berlusconi non si è parlato in tutto il documentario, come se Berlusconi non
esistesse, come se gli imprenditori fossero solo De Benedetti e Romiti.
Berlusconi non c'era: i ventuno miliardi che ha pagato a Craxi tramite la All
Iberian sui conti in Svizzera, le due leggi che gli ha fatto Craxi negli anni
Ottanta per neutralizzare le ordinanze dei pretori sulla Fininvest, la legge
Mammì che gli ha scritto su misura per mantenere il suo monopolio sulla TV
privata.
Craxi che festeggia con Berlusconi lo scampato pericolo quando nell'Aprile 1993
la Camera nega l'autorizzazione a procedere chiesta dai giudici di Milano.
Berlusconi che scende in campo calpestando la memoria di Craxi, fingendo quasi
di non conoscerlo e dicendo: “Io sono Mani Pulite, basta con questi partiti
che rubano”.
Non si è detto una parola su niente, non s'è detto una parola sui rapporti tra
Craxi e l'imprenditoria più losca del Paese.
Craxi è stato presentato come uno che contrastava le grandi famiglie del
salotto buono del capitalismo, quando poi in Svizzera nei suoi conti arrivavano
i soldi dalle grandi famiglie del salotto buono.
Persino De Benedetti a un certo punto confessò di aver pagato tangenti a Craxi
perché se no nella pubblica amministrazione non lo lasciavano entrare.
Che la Fiat l'abbia pagato è scritto in sentenze definitive, eppure Craxi viene
presentato come un ostacolo, una pietra d'inciampo delle grandi famiglie.
Alla fine si vede la spiaggia di Hammamet, il mare, il tramonto e ogni tanto
compaiono anche i ritratti di Mazzini e Garibaldi, come per dire “avete capito
che questo non è un latitante, ma un esule”.
Purtroppo Mazzini e Garibaldi non rubavano, questa era la differenza: non erano
scappati dall'Italia perché rubavano ma evidentemente per motivi politici.
Per chi vorrà approfondire è inutile che vi dica che ci sono libri, documenti,
delle sentenze (ne metteremo altre sui nostri blog).
Tenete presente che c'è un motivo per cui va in onda oggi.
Non c'è nemmeno la cifra tonda dei dieci anni, sono nove gli anni dalla
scomparsa di Craxi.
La ragione per cui è andata in onda questa agiografia è perché, insieme a
Licio Gelli, si sta avverando il progetto craxiano: presidenzialismo e controllo
politico sulla magistratura.
E' sembrato giusto, a chi di dovere, dopo il grande ritorno televisivo del Gran
Maestro Unico Licio Gelli, con tanto di grembiulino, omaggiare anche un altro
ispiratore di questi tempi mefitici e laidi che stiamo vivendo.
Passate parola."
| Foto e storia di Cesare Previti |
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