Lettera di Di Pietro a "L'Unità" del 9.10.2003

La giustizia, le firme, i fatti e le parole

 

Caro Direttore,

nonostante l'indifferenza del centro-destra e la malcelata ostilità di alcuni altolocati esponenti del centrosinistra (a cominciare dall'onorevole Rutelli), quasi un milione di cittadini questa estate hanno sottoscritto il quesito referendario proposto dall'Italia dei Valori per abolire il "Lodo Schifani", ovvero quella legge varata in fretta e furia dalla maggioranza parlamentare alla fine di giugno di quest'anno per impedire ai giudici di Milano di portare a termine i processi in corso nei confronti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Tutte queste persone hanno sottoscritto il referendum perché vogliono che la legge sia uguale per tutti e non ad eccezione di chi ci governa. Lo scorso 25 settembre abbiamo depositato in Cassazione le firme raccolte. L'evento è stato ripreso da molti organi di informazione internazionali e diffuso nei networks di tutto il mondo. In Italia invece l'evento è passato pressoché inosservato (se si eccettua qualche infastidito commento di questo o quell'opinionista di turno). Eppure si è trattato del più forte ed ampio coinvolgimento di cittadini avvenuto in quest'ultimo periodo, dopo l'imponente manifestazione di Piazza San Giovanni a Roma dell'anno scorso promossa da Cofferati e dalla Cgil.

È stata un'esperienza umana intensa e profonda da consigliare a tutti coloro che fanno politica: li aiuterebbe a capire meglio quali siano i pensieri profondi delle persone comuni, quali i loro problemi, le loro preoccupazioni, le speranze, le illusioni e le delusioni. Soprattutto aiuterebbe alcuni dirigenti di primo piano dell'Ulivo a rivedere le loro posizioni di chiusura e di ostracismo nei confronti della nostra iniziativa. La stragrande maggioranza dei cittadini e degli elettori italiani - indipendentemente dalla loro provenienza e dalla loro ideologia di appartenenza - si sente delusa e presa in giro da questo Governo ma anche stufa dei tanti discorsi di ingegneria politica su cui si stanno arrabattando e avvitando su se stessi i partiti del centrosinistra. I cittadini di destra e di sinistra vogliono risposte concrete. Vogliono fatti e non parole. Per questo hanno tutti apprezzato la nostra presenza in mezzo a loro ed il nostro impegno per qualcosa di concreto, specifico, reale. Insomma molti hanno firmato non tanto per il tecnicismo in sé della richiesta referendaria (l'abrogazione della immunità governativa) quanto per l'aspetto sociale dell'iniziativa.

Inspiegabilmente, alcuni dirigenti del centrosinistra, invece di convenire con la volontà popolare, si sono subito messi di traverso adombrando rischi e perplessità dell'iniziativa. Alcuni in buona fede altri per cinico opportunismo. Due sono state le riserve che maggiormente ci sono state avanzate. La prima: «... perché non aspettate prima la decisione della Corte Costituzionale che pure potrebbe abrogare il Lodo Schifani essendo stata investita della questione dal Tribunale di Milano?». La seconda: «... se non si raggiunge il quorum si rischia di fare un regalo a Berlusconi che potrebbe così dire che gli italiani approvano il suo modo di fare...».

A coloro che dicevano di voler aspettare il giudizio della Corte Costituzionale rispondono i fatti. La Corte ha fissato il giudizio di costituzionalità per il prossimo 9 dicembre 2003. Cioè ben prima di quando verrà discussa dalla stessa Corte l'ammissibilità del nostro referendum, determinata per legge per la fine di gennaio 2004. Orbene tutti vogliamo e auspichiamo che la Corte abroghi il Lodo Schifani. Se ciò avvenisse, il lavoro di raccolta firme non sarà stato invano perché comunque è servito a rendere partecipi i cittadini di una questione di diritto fondamentale in un paese democratico: la riaffermazione del principio "la legge è uguale per tutti". Nello stesso tempo però le firme raccolte - senza nulla togliere alla decisione della Corte Costituzionale (anzi rafforzandola moralmente e politicamente) - serviranno anche come "ruota di scorta" nel caso la Corte, pur riconoscendo l'immoralità della legge (cosa, questa, in re ipsa per essere stata fatta solo per favorire Berlusconi) non ne sancisca anche l'incostituzionalità formale (per una di quelle alchimie interpretative di cui è piena la nostra giurisprudenza costituzionale). In tal caso - grazie alla tempestiva raccolta di firme che abbiamo fatto - sarà possibile mettere subito in mano al popolo italiano la parola finale circa l'opportunità o meno di mantenere in vita una legge così ingiusta (senza cioè dover aspettare un altro anno per raccogliere le firme e soprattutto senza dover aspettare la fine della legislatura per sapere se il nostro presidente del Consiglio è un galantuomo oppure un poco di buono).

A coloro che adombrano il timore che poi - quando si tratterà di andare a votare - non si raggiungerà il quorum rispondiamo e rilanciamo: non scambiamo la "causa" con "l'effetto". La colpa della eventuale mancanza del quorum non è di chi ha promosso il referendum (un milione di cittadini sottoscrittori vanno rispettati già solo per questo) ma di chi - leader di partito o comunque portatori di informazione qualificata - si disimpegna, si mostra rinunciatario, se non addirittura connivente. Come quei leader e opinionisti che invitano i cittadini a disertare le urne (e loro stessi si comportano in tal modo, dando così il cattivo esempio). Il nostro dovere di politici è quello di tornare a far scaldare i cuori dei tiepidi, degli indecisi, dei rassegnati e degli arrabbiati, di coloro che potrebbero lasciarsi ingannare dalle sirene berlusconiane. Dobbiamo ricreare un clima di fiducia nei cittadini verso la politica ed i politici. Certo, l'impegno referendario non è facile ma la politica non è un'opera ragionieristica. È azione. Ed oggi la nostra azione è proprio quella di convincere gli italiani che il governo Berlusconi li ha traditi e li sta usando per farsi gli affari propri (e per sistemare i propri guai giudiziari). Solo così potremo convincere coloro che l'hanno votato a cambiare opinione e soprattutto schieramento.

Ora la "palla della responsabilità" sta ai leader del centrosinistra: se la sentiranno di impegnare ufficialmente e formalmente i loro partiti in una battaglia così decisiva? I loro elettori lo vogliono. Anzi lo vogliono molti elettori non solo di centrosinistra ma anche del centro-destra come dimostrano le migliaia di persone che venendo a firmare hanno tenuto a specificare tale loro appartenenza ideologica e come viene evidenziato dai tormenti che attraversano la base sociale della destra. Ciò sta a significare che questo referendum "unisce e non divide", e unisce non solo il popolo di centrosinistra ma anche molti elettori dell'altra sponda. Insomma, per evitare lo scoglio del mancato raggiungimento del quorum dobbiamo impegnarci a creare un fronte politico sociale ampio e trasversale a sostegno dell'iniziativa referendaria e non boicottarla (come purtroppo anche nel centrosinistra qualcuno ha già cominciato a tramare).

Già da oggi registriamo con soddisfazione che molti partiti e associazioni - dai Comunisti Italiani (che peraltro si sono pure impegnati con noi nella raccolta delle firme) ai Verdi, da Rifondazione Comunista ad una grande parte dei Ds e a molti esponenti della "base" della Margherita - si sono schierati al nostro fianco come pure gran parte del mondo dei Movimenti e dei Girotondi (anche Nanni Moretti, Gino Strada, Pancho Pardi e Tom Benettollo hanno firmato).

Più difficile sarà invece convincere ad impegnarsi nella battaglia referendaria alcuni blasonati dirigenti del centrosinistra per lo più mossi da desiderio di rivalsa personale nei miei confronti o da preconcetta indisponibilità al dialogo con un forza politica come l'Italia dei Valori. Anche costoro dovranno rendersi conto prima o poi che - se vogliono vincere davvero le elezioni - l'Italia dei Valori può rappresentare un valore aggiunto per la coalizione del centrosinistra e quindi è bene che la smettano di considerarci come una palla al piede. Le raccomandazioni (ed i moniti) più ricorrenti rivolti alla coalizione (noi compresi) che abbiamo sentito attorno ai nostri banchetti di raccolta firme sono state le seguenti: "smettetela di litigare... non ce ne frega niente dei vostri mal di pancia... avete il dovere di stare insieme anche se non andate d'accordo... dovete liberarci del Governo Berlusconi, già questo obiettivo è un valore in sé per tenervi uniti".

Noi abbiamo capito la lezione e vorremmo che anche gli altri la capissero. Per questo non posso esimermi dal denunciare pubblicamente alcune scorrettezze commesse ancora ultimamente nei nostri confronti. Innanzitutto smentisco nel modo più categorico l'infondata insinuazione di alcuni dirigenti dello Sdi secondo cui noi dell'Italia dei Valori avremmo cercato di barattare la rinuncia a depositare in Cassazione le firme per il referendum in cambio di qualche posto nella costituenda lista unica per le Europee. Trattasi di un'offesa personale e politica gravissima, non solo nei confronti di noi dell'Italia dei Valori, ma anche di coloro che avrebbero dovuto prestarsi ad un tale scambio scellerato. Rinnovo perciò espressamente la richiesta a Fassino, Rutelli, Violante, Angius, Castagnetti, Parisi (già avanzata loro per iscritto e finora rimasta lettera morta) di smentire pubblicamente l'insinuazione velenosa avanzata dai dirigenti dello Sdi. È una "questione d'onore" irrinunciabile per ridare serenità e dare serietà al dialogo appena iniziato. Sempre che questo dialogo lo si voglia veramente. Il che non pare proprio, almeno stando alle reiterate affermazioni apparse di recente sulla stampa secondo cui "Di Pietro bisogna tenerlo fuori" («Il Riformista» del 27 settembre e del primo di ottobre), "avanti lo stesso con la lista unica, ma Di Pietro stia fuori" (Boselli ed Intini sul «Corriere della Sera» del 2 ottobre).

Si dirà: ma sono voci minoritarie. Non tanto se si considera "l'assordante silenzio" in cui sono rimasti alcuni alti esponenti del centrosinistra (a cominciare ancora una volta da Rutelli).

Le pagine di questo giornale ci saranno testimoni: la ripetizione dell'errore della divisione elettorale del 2001 questa volta non potrà essere addebitata all'Italia dei Valori giacché non si può fare un matrimonio se una delle due parti proprio non vuole. E quella non siamo noi!

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