>                              In  data 27 aprile 2006 Caterina Ciampoli è stata trasferita  da Lodi ad altro incarico

                                    La storia di Caterina Ciampoli alla Direzione del Carcere di Busto Arsizio

Da  alcuni mesi il carcere di Lodi ha una nuova Direttrice, una che vuol  fare la dura e che per fare questo porta offesa a tutta la città    . Ed allora giova leggere cosa ha fatto prima. Relazione presentata dal Comitato spontaneo carcere promosso da Ecumenici all’Amministrazione comunale di Busto Arsizio per il tramite della competente Commissione consigliare, curata dal giornalista Stefano d’Adamo di Varesenews. .

Relazione presentata dal Comitato spontaneo carcere promosso da Ecumenici all’Amministrazione comunale di Busto Arsizio per il tramite della competente Commissione consigliare, curata dal giornalista Stefano d’Adamo di Varesenews .

Egregio assessore, spettabili consiglieri,

il motivo per cui ci riuniamo qui oggi si può riassumere in pochi concetti fondamentali. Il carcere di via per Cassano è sovraffollato e, a quanto dicono concordemente fonti affidabili interne ed esterne alla struttura, ostaggio di una direzione tirannica e personalistica, che poco ha a che fare con il modo in cui una casa circondariale dovrebbe essere amministrata. Siamo al punto di rottura, e più volte voci ci sono giunte segnalando il pericolo di una rivolta carceraria. La vicenda è nota già da anni, ma negli ultimi dodici mesi ha assunto connotazioni sempre più gravi ed urgenti, soprattutto quando si pensa a chi in questa struttura lavora e a chi vi è detenuto, spesso solo in quanto extracomunitario e non a conoscenza dei meccanismi legali che permettono ad altri, colpevoli di reati anche più gravi, di usufruire di pene alternative alla detenzione.

Nel dicembre 2003 la direttrice Caterina Ciampoli, invisa tanto ai detenuti quanto gli agenti di polizia penitenziaria, venne allontanata per incompatibilità ambientale e sostituita da Salvatore Nastasia, che riuscì a stabilire un clima più disteso e, tra l’altro, fece avviare vari corsi professionali per i detenuti. La Ciampoli fu inviata a dirigere il carcere di Brissogne (Aosta), dove si guadagnò la rinnovata ostilità delle guardie; nel gennaio 2005 è stata condannata a risarcire con 2 mila euro ciascuno due agenti di polizia penitenziaria che aveva accusato di "fare i propri interessi" durante l'orario di servizio.

Ancora a febbraio del 2004 sovrannumero, mancanza di farmaci e di personale infermieristico adeguato erano solo alcuni dei tanti problemi del carcere di Busto Arsizio, come denunciava l’ex consigliere regionale del Prc Giovanni Martina che, accompagnato per l'occasione dal compagno di partito Saverio Ferrari, aveva compiuto un sopralluogo. In una struttura costruita per ospitare 174 detenuti allora se ne contavano ben 399, di cui 205 con condanna definitiva. Centottanta erano stranieri e 76 tossicodipendenti. Si segnalava mancanza di farmaci e si lamentavano i mancati rinnovi dei contratti di lavoro con medici specialisti quali l'ortopedico, l'oculista e il dermatologo che operavano all'interno del carcere (ciò anche a causa dei tagli decisi dalle finanziarie del 2002 e 2003). Gli infermieri invece lavoravano per una cooperativa in condizioni contrattuali precarie, e pertanto con motivazione comprensibilmente bassa. Addirittura, si denunciava che per reperire le medicine spesso bisognava far ricorso ai parenti stessi dei detenuti, ciò a dispetto di una delibera regionale dell'agosto 2003 che stanziava 4 milioni di euro per l'acquisto di materiale medico da destinare ai penitenziari lombardi (a impedire l'utilizzo di questi fondi ci erano motivi di carattere tecnico-burocratico). Inoltre c’era scarsità di personale penitenziario, con 230 unità sulle 280 previste, e la quasi completa mancanza di educatori: allora ve ne era uno solo.per oltre 200 persone.

In seguito il capogruppo al Consiglio regionale di Rifondazione Comunista Gianni Confalonieri e il consigliere Giovanni Martina si incontrarono con il Dottor Felice Bocchino, responsabile lombardo dell’Amministrazione Penitenziaria, reiterando la richiesta della chiusura del “reparto protetti” all’interno del carcere di Busto Arsizio, che, soffocante ed angusto, ha suscitato in questi anni ripetute proteste da parte dei detenuti, venendo definito un vero e proprio lager interno al carcere; dopo le promesse di Bocchino, ancora non si è provveduto a chiuderlo.

A questo punto il patatrac: nel maggio del 2004 la Magistratura del Lavoro riammetteva Caterina Ciampoli alla direzione del Carcere di Busto Arsizio (pur lasciandone la titolarità teorica a Nastasia, che vi era stato regolarmente nominato!). Ciò non migliorava affatto la situazione: la Casa Circondariale di Busto Arsizio continuava a versare in condizioni assai critiche. Negli stessi giorni anche Giovanni Martina rilanciava il tema, parlando di pesanti illegalità all’interno del carcere e di una gestione troppo autoritaria e poco rispettosa dei diritti dei detenuti da parte della direttrice Ciampoli. «Da quando è stata reintegrata - spiegava Martina al sottoscritto che lo intervistava - la direttrice Ciampoli ha mostrato spirito vendicativo, negando sistematicamente ai detenuti i colloqui premiali con i congiunti e quelli con terze persone, rispedendo indietro i libri che una casa editrice aveva inviato ad un detenuto, e peggio di tutto riducendo ai minimi termini l'assistenza medica». La dirigente sanitaria del carcere si vide negare in quei giorni ben 20 richieste per ricoveri, esami, visite specialistiche e farmaci, in particolare psicofarmaci per i tossicodipendenti. Un esposto, corredato da una testimonianza di una infermiera, veniva inoltrato alla magistratura e al PRAP (Provveditorato regionale per l'amministrazione penitenziaria) per denunciare che la direttrice avrebbe ingiunto alla donna di mettere dell'acqua nelle boccette al posto dei farmaci. Ma non finisce qui: la direttrice fu anche denunciata alla magistratura del lavoro per atteggiamento antisindacale verso i lavoratori del carcere e mobbing. Vennero addirittura raccolte duecento firme tra i detenuti, pari a più del 50% dei presenti nella struttura (molti non firmarono per paura di ritorsioni).
A seguito di tali denunce, il Dipartimento Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria provvedeva alla fine di luglio ad inviare un'ispezione al carcere. La Ciampoli, la canto suo, si difendeva dalle accuse di Martina parlando di intenti diffamatori nei suoi confronti e querelava i consiglieri Martina e Litta Modigliani, che avevano portato il problema all’attenzione pubblica. In quegli stessi giorni un detenuto extracomunitario si impiccò, assegnando alla Casa Circondariale di Busto Arsizio il triste primato, dall'anno 2000, di un suicidio all'anno.

Di fronte all’evidente sovraffollamento cronico, con una popolazione detenuta stabilmente sopra le 400 unità a fronte di una soglia massima di tollerabilità calcolata dal Ministero in 280 posti-cella, il qui presente consigliere Antonio Corrado invitava a fine luglio il Sindaco e la Giunta ad organizzare, nel più breve tempo possibile, una visita all'interno della Casa Circondariale, visita non ancora avvenuta. A lamentarsi non erano e non sono solo i detenuti, cui i tagli finanziari di fatto negano le visite mediche specialistiche, ma anche gli agenti di custodia. In Lombardia in autunno risultavano mancarne circa mille, il 20% della forza necessaria, col risultato che gli agenti erano (e sono) sottoposti a tour de force massacranti. Stressati e sfruttati, gli agenti di polizia penitenziaria non sono certo nella disposizione d'animo migliore, e questo può alimentare conflitti ed episodi di violenza dietro le sbarre.

Una buona notizia dal carcere di Busto Arsizio venne finalmente in dicembre, quando ripresero i corsi professionali per detenuti, nei quali si insegnano materie quali panificazione, falegnameria, pelletteria, giardinaggio. Tuttavia il corso più importante, quello di risocializzazione, non partì, perché mancava il necessario finanziamento provinciale. I corsi erano sospesi fin da quando a maggio Caterina Ciampoli era stata reintegrata alla direzione del carcere.

La situazione permaneva comunque quella del muro contro muro. «Non basterebbe un romanzo per raccontare cosa succede in questo carcere» dicevano prima di Natale gli agenti di Polizia Penitenziaria, furibondi contro la Ciampoli per una gestione di cui non riuscivano e non riescono a comprendere i modi.

Gli ultimi sviluppi (e parliamo di febbraio 2005) vedono una sentenza definitiva con cui la Ciampoli è stata confermata alla direzione del carcere di Busto.

Fatte queste doverose premesse, chiediamo quanto si possa fare, con l’aiuto dell’amministrazione comunale, per venire incontro a chi nel carcere lavora o è detenuto e renderlo un luogo un po’ meno disumano, pur nella crudezza della carcerazione in quanto tale. Tanto più che siamo venuti a conoscenza di un’associazione cui è molto vicino lo stesso assessore Mazzucchelli, Volgiter, e che si occupa proprio dell’aiuto ai detenuti.

Stefano D’Adamo

http://ecumenici.altervista.org/html/
 
AFFITTO Trullo
Vendo immobile in Provincia di Asti
 

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