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Il ruolo
dell'Italia dei Valori nell'opposizione
da L'Espresso |
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Intervista
ad Antonio Di Pietro sul suo ruolo nell'Opposizione
Gigi Riva da l'Espresso.
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Nei primi
cento giorni di un eventuale governo di centro-sinistra Antonio Di Pietro,
leader dell'Italia dei valori, vuole una legge di un solo articolo che reciti:
le leggi Schifani, Cirami, rogatorie e falso in bilancio sono abrogate. Piazza
pulita di tutte le riforme del Polo in materia di giustizia. Via la legge
sulla fecondazione assistita (sta raccogliendo firme per il referendum), via
la legge Biagi sul mercato del lavoro, via la Bossi-Fini sull'immigrazione:
"Contrariamente a Rutelli penso che dovremmo fare un'analisi non per vedere
cosa eliminare, ma semmai per vedere cosa lasciare in piedi".
Una lotta totale e senza quartiere all'evasione fiscale potrebbe, a suo
avviso, dare le risorse non solo per non diminuire, ma per aumentare il
welfare e difendere quelli che chiama "i poveri".
Eppure al tavolo in cui si discuta di programma non sa ancora se si potrà
sedere: lui scrive agli altri capi e nessuno gli risponde. Teme l'esclusione e
gli sembra paradossale: per vincere giudica fondamentale il suo contributo.
Spera che il ritorno di Romano Prodi sistemi la situazione e riduca a miti
consigli quelli che "hanno pensato potesse toccare a loro".
Antonio Di Pietro, chi sono? Fuori i nomi.
"I leader della Margherita e dei Ds. Ogni volta che c'è un signore che cerca
di essere più catalizzatore delle masse viene visto come persona da
distruggere. È successo con me a suo tempo, poi con Prodi quando l'hanno
defenestrato, ultimamente con Cofferati. Siccome nessuno però è riuscito a
emergere, la leadership di Prodi è stata riconosciuta per esclusione. Bisogna
passare alla fase in cui sia riconosciuta per convinzione. Io sarò tra i più
tenaci sostenitori".Sempre che la vogliano."Da tre anni scrivo lettere
(l'ultima 20 giorni fa) per chiedere di confrontarci sul programma. Nessuno mi
ha mai risposto. Sinora solo chiacchiere e niente di costruttivo. L'anno
scorso ho raccolto un milione di firme per il referendum sulla Schifani e ho
chiesto se c'era qualche forza politica disposta ad affiancarmi. A parole
dicevano di sì, fisicamente non sapevo da chi andare. Se andavo da Rutelli non
bastava perché bisognava dirlo a Parisi o a Marini. Se andavo da Fassino non
bastava perché bisognava dirlo anche a quelle e quell'altro".
Forse non la vogliono. Non l'hanno voluta nemmeno nel Listone.
"Vergognoso. E non è vero che c'era un veto dei socialisti di Boselli: non
avevano la forza politica per imporre una cosa del genere. Ho la prova, anche
con testimoni, di quando Fassino a Rutelli sono venuti a dirci che non
potevano accettarci. Ed era volontà corale di tutti quelli del Listone, meno
Prodi che ci aveva chiesto di entrare. Comunque quello è il passato. Ora è
troppo importante offrire al Paese un'alternativa. Noi aiuteremo questo
centro-sinistra a prescindere. Certo per sposarsi bisogna essere d'accordo in
due. Loro spendono belle parole per non far arrabbiare gli elettori. Ma non
vorrei ci fosse sotto il giochino per cui si arriva a ridosso delle elezioni e
ti dicono: vedi di votare me altrimenti è colpa tua se perdiamo. Noi abbiamo
deciso comunque di starci. Ma sarebbe un ricatto e lo denunceremmo. Comunque,
ora torna Prodi e speriamo si passi ai fatti, dopo aver perso tre anni. A lui
viene riconosciuto il titolo di convocare: lo faccia".
Torna Prodi e da dove si parte?
"Da due cose fondamentali. Una bozza di programma su cui discutere; la
decisione che si decide a maggioranza perché l'unanimità finisce per diventare
un blocco. E lo dice un partito piccolo che da questa impostazione ha tutto da
perdere".
Come partito piccolo vorrebbe tornare al proporzionale?
"Sono stato tra quelli che hanno raccolto le firme per il maggioritario. Ma la
legge, così come si è materializzata, ha prodotto un risultato scellerato.
Piccoli oligarchi e gerarchi di partito possono scegliere chi sta dentro le
istituzioni. Con l'attuale sistema in un collegio sicuro puoi candidare anche
l'asino di Buridano".
Attenzione, Di Pietro, perché le potrebbero ricordare la sua candidatura al
Mugello.
"Ecco, parliamo proprio di quello. Hanno voluto far credere che io sia stato
eletto solo grazie al Mugello, mentre in realtà portavo un valore aggiunto
enorme. Poi, come Italia dei valori, ho preso un milione e mezzo di voti. Nel
2001 mi sono candidato nel mio Molise e ho preso il 30 per cento. Non sono
andato in Parlamento perché il centro-sinistra insieme prese il 31. E la Casa
delle libertà 32. No, non funziona. Rivediamo la legge elettorale. Sono per un
sistema proporzionale con premio di coalizione. E per il premier scelto dagli
elettori".
Bertinotti chiede che il centro-sinistra si apra ai movimenti.
"Sono d'accordo sul tavolo aperto, ma a chi rappresenta gruppi di interessi.
Sennò diventa la torre di Babele".
E le primarie?
"Premesso che se le vogliono fare va bene lo stesso, noi il candidato lo
abbiamo ed è Prodi. Come atto di responsabilità tutti gli altri leader
dovrebbero fare un passo indietro, altrimenti si perdono 5-6 mesi sul niente.
Sarebbe meglio allora se le facessimo, e di tipo referendario, su punti
delicati del programma.
La scuola pubblica la vogliamo eliminare o no? Primarie.
Le pensioni le vogliamo riformare o no? Primarie".
Eccoci al programma."Ci sono tre questioni che riteniamo imprescindibili:
pace, diritti e doveri".
Un po' vago.
"Mi spiego.
Pace. Il governo si dovrebbe impegnare in una politica internazionale
fortemente europeista contro le tesi egemoniche degli Usa. Siamo per un seggio
permanente per l'Unione europea nel Consiglio di sicurezza dell'Onu e per una
fortissima riduzione delle spese militari".
Fine dell'esercito?
"No, sono realista e pragmatico, so che ci vuole. Ma se immaginiamo un
esercito europeo ecco che ci costerebbe molto meno. E sarebbe il superamento
dell'antistorica Nato. Non abbiamo più un nemico a Est, semmai le
preoccupazioni arrivano da chi vuole fare il poliziotto del mondo, imponendo
le sue regole senza ascoltare gli altri. Sono amico degli americani, ma poco
amico di Bush".
Può essere che vinca Kerry. E chieda all'Italia di restare in Iraq.
"Che c'entra Kerry? Fassino e Rutelli hanno detto un'enorme sciocchezza quando
hanno ipotizzato di rimanere se ce lo chiedesse. Solo l'Onu può decidere su
una forza multinazionale. E in ogni caso, gli americani e chi li ha sostenuti,
Italia compresa, in Iraq sono visti come invasori. Quindi laggiù non ci
possono più stare".
Cosa intende poi per diritti e doveri?
"Che bisogna risistemare i conti tra i cittadini e lo Stato.
Come atto finale e non iniziale di una politica c'è un solo modo per ridurre
le tasse: farle pagare a tutti.
Ci batteremo fino all'ultimo sangue per combattere l'evasore e l'elusore
fiscale.
Io li avrei fatti rientrare i capitali dall'estero: per sequestrarli.
Avrei rivisto il falso in bilancio: per penalizzarlo ulteriormente.
Così come sarei per l'inibizione a svolgere attività imprenditoriali o
commerciali per chi si è macchiato di tali reati".
Lei ha una ricetta contro l'evasione fiscale?
"Aumentare i controlli preventivi e repressivi, dotare di mezzi la Guardia di
finanza.
Noi dobbiamo mandare un messaggio chiaro. Caro Paese, se ci voterai ci sarà
benessere e solidarietà, ma anche lacrime e sangue.
Non faremo condoni edilizi, fiscali, ambientali. A chi evade confischeremo
beni per l'importo che ha sottratto allo Stato. Se chi rompe non paga mai
tutti sono portati a rompere. Ogni cento euro, 45-50 non vengono pagati in
tasse. Così entra la metà di quanto deve entrare, mancano i soldi e si vanno
sempre a prendere dai poveri".
Se tutti pagassero lei pensa si potrebbe non toccare le pensioni?
"I conti li faremo solo dopo aver capito quanto entra di più eliminando
l'evasione. In generale credo che il welfare vada rafforzato. Il capitalismo
attuale di giungla penalizza infatti i più deboli. Se togliessimo il welfare,
finiremmo per avere tanti morti di fame dietro i grattacieli, come succede a
New York. Beninteso, noi siamo per il libero mercato. Ma qui si fanno affari
in violazione del libero mercato. Con Mani pulite abbiamo scoperto che
economia e democrazia erano aggredite dal cancro della corruzione politica. Si
veniva eletti coi soldi che si facevano dando appalti.
Il cancro sociale ha prodotto magari l'autostrada per Nusco dove non ce n'era
bisogno ma non il raddoppio della Brescia-Milano dove ogni mattina si sta in
coda tre ore".
Il caso Enipower indica che non è solo il passato.
"Ogni giorno c'è un'Enipower e non se ne parla mai. Anzi, si candidano alle
elezioni i coinvolti. Siamo arrivati al punto che ci si vanta di aver 'fatto
Mani pulite', non come giudice o come avvocato, ma come imputato. 'Io mi sono
preso due anni', 'Sono meglio io che me ne sono presi tre'. Cuffaro si
ricandida da inquisito, Buttiglione, si porta appresso un portaborse, Mario
Catone, che è plurinquisito".
Su questo cosa chiede al centro-sinistra?
"Nei primi cento giorni una legge per abrogare Schifani, Cirami, rogatorie,
falso in bilancio.
Poi un'altra norma con un articolo e due commi: tutti coloro che sono stati
condannati con sentenza penale passata in giudicato non possono essere
candidati.
Amico mio, se sei uno che ha già dato, ma soprattutto ha già preso, per favore
via.
Secondo comma: tutti coloro che sono stati rinviati a giudizio per reati
dolosi non possono assumere incarichi di governo centrale o locale.
E già che ci sono aggiungerei un terzo comma: i processi a persone che hanno
cariche pubbliche hanno priorità rispetto agli altri. L'esatto contrario di
quanto ha fatto il centro-destra.
Una volta il grande delinquente che non sapeva più cosa fare si dava alla
latitanza. Oggi fa il parlamentare".
Altri punti del suo programma.
"La flessiblità sul lavoro ci vuole, ma la legge Biagi, per come è formulata,
comporta un neocaporalato istituzionalizzato. La flessibilità che intendo io
deve andare a favore del lavoratore che può scegliere.
Se è flessibile ha rischi maggiori e uno stipendio maggiore, altrimenti con
meno guadagno restano i diritti che ha.
La legge Moratti favorisce una fuga verso le scuole private perché la pubblica
è allo sfascio mentre noi siamo per la scuola pubblica.
La Bossi-Fini poi è inconciliabile con lo Stato di diritto. I centri di
accoglienza mi ricordano i vagoni blindati di un tempo. E ributtarli a mare mi
sembra un modo nazista di agire".
Pensa che il centro-sinistra possa vincere?
"Gli italiani hanno un demerito ma anche un merito. Si innamorano presto del
personaggio di turno e se ne disamorano altrettanto in fretta. Sono sicuro che
si vince".
Torniamo all'inizio. Non è che nel centro-sinistra non la vogliono perché
lei è un uomo di destra finito per caso dall'altra parte?
"Se così fosse dovrebbero ringraziarmi perché ho portato al centro-sinistra un
milione e mezzo di voti. Detto questo io non sono di destra, ma un moderato
nei contenuti anche se radicale nei modi. Mi identifico con quel cattolicesimo
militante che può trovare una collocazione a sinistra sui temi della
solidarietà e della tutela delle fasce deboli. Non sto a sinistra perché di là
c'è Berlusconi. Anche se quella, da sola, sarebbe una buona ragione".
