Il ruolo dell'Italia dei Valori nell'opposizione
da L'Espresso
 
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del 15/08/04

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Intervista ad Antonio Di Pietro sul suo ruolo nell'Opposizione
Gigi Riva da l'Espresso.

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Nei primi cento giorni di un eventuale governo di centro-sinistra Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, vuole una legge di un solo articolo che reciti: le leggi Schifani, Cirami, rogatorie e falso in bilancio sono abrogate. Piazza pulita di tutte le riforme del Polo in materia di giustizia. Via la legge sulla fecondazione assistita (sta raccogliendo firme per il referendum), via la legge Biagi sul mercato del lavoro, via la Bossi-Fini sull'immigrazione:
"Contrariamente a Rutelli penso che dovremmo fare un'analisi non per vedere cosa eliminare, ma semmai per vedere cosa lasciare in piedi".
Una lotta totale e senza quartiere all'evasione fiscale potrebbe, a suo avviso, dare le risorse non solo per non diminuire, ma per aumentare il welfare e difendere quelli che chiama "i poveri".
Eppure al tavolo in cui si discuta di programma non sa ancora se si potrà sedere: lui scrive agli altri capi e nessuno gli risponde. Teme l'esclusione e gli sembra paradossale: per vincere giudica fondamentale il suo contributo. Spera che il ritorno di Romano Prodi sistemi la situazione e riduca a miti consigli quelli che "hanno pensato potesse toccare a loro".

Antonio Di Pietro, chi sono? Fuori i nomi.
"I leader della Margherita e dei Ds. Ogni volta che c'è un signore che cerca di essere più catalizzatore delle masse viene visto come persona da distruggere. È successo con me a suo tempo, poi con Prodi quando l'hanno defenestrato, ultimamente con Cofferati. Siccome nessuno però è riuscito a emergere, la leadership di Prodi è stata riconosciuta per esclusione. Bisogna passare alla fase in cui sia riconosciuta per convinzione. Io sarò tra i più tenaci sostenitori".Sempre che la vogliano."Da tre anni scrivo lettere (l'ultima 20 giorni fa) per chiedere di confrontarci sul programma. Nessuno mi ha mai risposto. Sinora solo chiacchiere e niente di costruttivo. L'anno scorso ho raccolto un milione di firme per il referendum sulla Schifani e ho chiesto se c'era qualche forza politica disposta ad affiancarmi. A parole dicevano di sì, fisicamente non sapevo da chi andare. Se andavo da Rutelli non bastava perché bisognava dirlo a Parisi o a Marini. Se andavo da Fassino non bastava perché bisognava dirlo anche a quelle e quell'altro".

Forse non la vogliono. Non l'hanno voluta nemmeno nel Listone.
"Vergognoso. E non è vero che c'era un veto dei socialisti di Boselli: non avevano la forza politica per imporre una cosa del genere. Ho la prova, anche con testimoni, di quando Fassino a Rutelli sono venuti a dirci che non potevano accettarci. Ed era volontà corale di tutti quelli del Listone, meno Prodi che ci aveva chiesto di entrare. Comunque quello è il passato. Ora è troppo importante offrire al Paese un'alternativa. Noi aiuteremo questo centro-sinistra a prescindere. Certo per sposarsi bisogna essere d'accordo in due. Loro spendono belle parole per non far arrabbiare gli elettori. Ma non vorrei ci fosse sotto il giochino per cui si arriva a ridosso delle elezioni e ti dicono: vedi di votare me altrimenti è colpa tua se perdiamo. Noi abbiamo deciso comunque di starci. Ma sarebbe un ricatto e lo denunceremmo. Comunque, ora torna Prodi e speriamo si passi ai fatti, dopo aver perso tre anni. A lui viene riconosciuto il titolo di convocare: lo faccia".

Torna Prodi e da dove si parte?
"Da due cose fondamentali. Una bozza di programma su cui discutere; la decisione che si decide a maggioranza perché l'unanimità finisce per diventare un blocco. E lo dice un partito piccolo che da questa impostazione ha tutto da perdere".

Come partito piccolo vorrebbe tornare al proporzionale?
"Sono stato tra quelli che hanno raccolto le firme per il maggioritario. Ma la legge, così come si è materializzata, ha prodotto un risultato scellerato. Piccoli oligarchi e gerarchi di partito possono scegliere chi sta dentro le istituzioni. Con l'attuale sistema in un collegio sicuro puoi candidare anche l'asino di Buridano".

Attenzione, Di Pietro, perché le potrebbero ricordare la sua candidatura al Mugello.
"Ecco, parliamo proprio di quello. Hanno voluto far credere che io sia stato eletto solo grazie al Mugello, mentre in realtà portavo un valore aggiunto enorme. Poi, come Italia dei valori, ho preso un milione e mezzo di voti. Nel 2001 mi sono candidato nel mio Molise e ho preso il 30 per cento. Non sono andato in Parlamento perché il centro-sinistra insieme prese il 31. E la Casa delle libertà 32. No, non funziona. Rivediamo la legge elettorale. Sono per un sistema proporzionale con premio di coalizione. E per il premier scelto dagli elettori".

Bertinotti chiede che il centro-sinistra si apra ai movimenti.
"Sono d'accordo sul tavolo aperto, ma a chi rappresenta gruppi di interessi. Sennò diventa la torre di Babele".

E le primarie?
"Premesso che se le vogliono fare va bene lo stesso, noi il candidato lo abbiamo ed è Prodi. Come atto di responsabilità tutti gli altri leader dovrebbero fare un passo indietro, altrimenti si perdono 5-6 mesi sul niente.
Sarebbe meglio allora se le facessimo, e di tipo referendario, su punti delicati del programma.
La scuola pubblica la vogliamo eliminare o no? Primarie.
Le pensioni le vogliamo riformare o no? Primarie".
Eccoci al programma."Ci sono tre questioni che riteniamo imprescindibili: pace, diritti e doveri".

Un po' vago.
"Mi spiego.
Pace. Il governo si dovrebbe impegnare in una politica internazionale fortemente europeista contro le tesi egemoniche degli Usa. Siamo per un seggio permanente per l'Unione europea nel Consiglio di sicurezza dell'Onu e per una fortissima riduzione delle spese militari".

Fine dell'esercito?
"No, sono realista e pragmatico, so che ci vuole. Ma se immaginiamo un esercito europeo ecco che ci costerebbe molto meno. E sarebbe il superamento dell'antistorica Nato. Non abbiamo più un nemico a Est, semmai le preoccupazioni arrivano da chi vuole fare il poliziotto del mondo, imponendo le sue regole senza ascoltare gli altri. Sono amico degli americani, ma poco amico di Bush".

Può essere che vinca Kerry. E chieda all'Italia di restare in Iraq.
"Che c'entra Kerry? Fassino e Rutelli hanno detto un'enorme sciocchezza quando hanno ipotizzato di rimanere se ce lo chiedesse. Solo l'Onu può decidere su una forza multinazionale. E in ogni caso, gli americani e chi li ha sostenuti, Italia compresa, in Iraq sono visti come invasori. Quindi laggiù non ci possono più stare".

Cosa intende poi per diritti e doveri?
"Che bisogna risistemare i conti tra i cittadini e lo Stato.
Come atto finale e non iniziale di una politica c'è un solo modo per ridurre le tasse: farle pagare a tutti.
Ci batteremo fino all'ultimo sangue per combattere l'evasore e l'elusore fiscale.
Io li avrei fatti rientrare i capitali dall'estero: per sequestrarli.
Avrei rivisto il falso in bilancio: per penalizzarlo ulteriormente.
Così come sarei per l'inibizione a svolgere attività imprenditoriali o commerciali per chi si è macchiato di tali reati".

Lei ha una ricetta contro l'evasione fiscale?
"Aumentare i controlli preventivi e repressivi, dotare di mezzi la Guardia di finanza.
Noi dobbiamo mandare un messaggio chiaro. Caro Paese, se ci voterai ci sarà benessere e solidarietà, ma anche lacrime e sangue.
Non faremo condoni edilizi, fiscali, ambientali. A chi evade confischeremo beni per l'importo che ha sottratto allo Stato. Se chi rompe non paga mai tutti sono portati a rompere. Ogni cento euro, 45-50 non vengono pagati in tasse. Così entra la metà di quanto deve entrare, mancano i soldi e si vanno sempre a prendere dai poveri".

Se tutti pagassero lei pensa si potrebbe non toccare le pensioni?
"I conti li faremo solo dopo aver capito quanto entra di più eliminando l'evasione. In generale credo che il welfare vada rafforzato. Il capitalismo attuale di giungla penalizza infatti i più deboli. Se togliessimo il welfare, finiremmo per avere tanti morti di fame dietro i grattacieli, come succede a New York. Beninteso, noi siamo per il libero mercato. Ma qui si fanno affari in violazione del libero mercato. Con Mani pulite abbiamo scoperto che economia e democrazia erano aggredite dal cancro della corruzione politica. Si veniva eletti coi soldi che si facevano dando appalti.
Il cancro sociale ha prodotto magari l'autostrada per Nusco dove non ce n'era bisogno ma non il raddoppio della Brescia-Milano dove ogni mattina si sta in coda tre ore".

Il caso Enipower indica che non è solo il passato.
"Ogni giorno c'è un'Enipower e non se ne parla mai. Anzi, si candidano alle elezioni i coinvolti. Siamo arrivati al punto che ci si vanta di aver 'fatto Mani pulite', non come giudice o come avvocato, ma come imputato. 'Io mi sono preso due anni', 'Sono meglio io che me ne sono presi tre'. Cuffaro si ricandida da inquisito, Buttiglione, si porta appresso un portaborse, Mario Catone, che è plurinquisito".

Su questo cosa chiede al centro-sinistra?
"Nei primi cento giorni una legge per abrogare Schifani, Cirami, rogatorie, falso in bilancio.
Poi un'altra norma con un articolo e due commi: tutti coloro che sono stati condannati con sentenza penale passata in giudicato non possono essere candidati.
Amico mio, se sei uno che ha già dato, ma soprattutto ha già preso, per favore via.
Secondo comma: tutti coloro che sono stati rinviati a giudizio per reati dolosi non possono assumere incarichi di governo centrale o locale.
E già che ci sono aggiungerei un terzo comma: i processi a persone che hanno cariche pubbliche hanno priorità rispetto agli altri. L'esatto contrario di quanto ha fatto il centro-destra.
Una volta il grande delinquente che non sapeva più cosa fare si dava alla latitanza. Oggi fa il parlamentare".

Altri punti del suo programma.
"La flessiblità sul lavoro ci vuole, ma la legge Biagi, per come è formulata, comporta un neocaporalato istituzionalizzato. La flessibilità che intendo io deve andare a favore del lavoratore che può scegliere.
Se è flessibile ha rischi maggiori e uno stipendio maggiore, altrimenti con meno guadagno restano i diritti che ha.
La legge Moratti favorisce una fuga verso le scuole private perché la pubblica è allo sfascio mentre noi siamo per la scuola pubblica.
La Bossi-Fini poi è inconciliabile con lo Stato di diritto. I centri di accoglienza mi ricordano i vagoni blindati di un tempo. E ributtarli a mare mi sembra un modo nazista di agire".

Pensa che il centro-sinistra possa vincere?
"Gli italiani hanno un demerito ma anche un merito. Si innamorano presto del personaggio di turno e se ne disamorano altrettanto in fretta. Sono sicuro che si vince".

Torniamo all'inizio. Non è che nel centro-sinistra non la vogliono perché lei è un uomo di destra finito per caso dall'altra parte?
"Se così fosse dovrebbero ringraziarmi perché ho portato al centro-sinistra un milione e mezzo di voti. Detto questo io non sono di destra, ma un moderato nei contenuti anche se radicale nei modi. Mi identifico con quel cattolicesimo militante che può trovare una collocazione a sinistra sui temi della solidarietà e della tutela delle fasce deboli. Non sto a sinistra perché di là c'è Berlusconi. Anche se quella, da sola, sarebbe una buona ragione".
 

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